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Quanto vale una quota di SRL: i metodi di valutazione

Aggiornato: Giugno 2026·8 min di lettura

Il valore nominale di una quota dice poco. Una quota "da 10.000 €" in una società che fattura bene può valerne 200.000; in una società in perdita, molto meno. Il valore vero dipende da cosa possiede la società e da quanto rende. Vediamo i tre metodi che i commercialisti usano per stimarlo, quando serve una perizia e a cosa serve il numero che ne esce.

Perché il valore nominale non basta

La quota rappresenta una fetta del patrimonio e degli utili futuri della società. Il suo valore nominale è solo la porzione di capitale sociale che le corrisponde, un dato di partenza, non il prezzo.

Per capire quanto vale davvero servono i dati reali: l'ultimo bilancio, l'andamento degli utili, il valore di mercato degli immobili e dei macchinari, i debiti, l'eventuale marchio o portafoglio clienti. Da qui partono i metodi di valutazione.

Metodo patrimoniale: cosa possiede la società

Il metodo patrimoniale guarda al patrimonio netto, ma rettificato ai valori reali. Si prende il patrimonio netto contabile e si aggiornano le voci ai valori correnti: gli immobili al valore di mercato, i magazzini al realizzo, i crediti al loro effettivo incasso.

È il metodo più solido per società con molti beni concreti: immobiliari, holding, aziende con macchinari e magazzino. Il limite è che fotografa cosa c'è oggi, ma ignora la capacità della società di produrre utili domani.

Metodo reddituale: quanto rende

Il metodo reddituale ribalta la prospettiva: conta quanto la società guadagna. Si stima il reddito medio che produrrà negli anni e lo si attualizza, cioè lo si riporta a valore di oggi con un tasso che tiene conto del rischio.

Funziona bene per le società di servizi e per le attività che valgono per la redditività più che per i beni: studi, software, attività con pochi asset ma utili stabili. Il rischio opposto al patrimoniale: si fonda su previsioni, e una previsione ottimistica gonfia il valore.

Metodo misto: il più usato nella pratica

Il metodo misto patrimoniale-reddituale mette insieme i due approcci, ed è quello che i periti usano più spesso. Si parte dal patrimonio netto rettificato e si aggiunge (o si toglie) il valore dell'avviamento, calcolato in base agli utili che superano la normale redditività del patrimonio.

In formula semplice: valore = patrimonio netto rettificato + avviamento. Quando la società rende più della media, l'avviamento è positivo e alza il valore; quando rende meno, c'è un "badwill" che lo abbassa. È un buon compromesso, perché tiene conto sia di ciò che la società possiede sia di ciò che produce.

L'avviamento: il valore che non sta in bilancio

L'avviamento è il valore della società che non si legge nei conti: la clientela fidelizzata, la reputazione, la posizione sul mercato, il know-how. Due società con lo stesso patrimonio possono valere in modo diverso proprio per questo.

Si stima come valore attuale degli "extraredditi", cioè degli utili che superano quanto renderebbe normalmente quel patrimonio. È la voce più delicata di una valutazione, e spesso quella su cui venditore e acquirente discutono di più. Una perizia seria lo motiva con numeri, non con impressioni.

Quando serve una perizia

Per una vendita tra privati la perizia non è obbligatoria: le parti possono concordare liberamente il prezzo. Diventa però necessaria, o fortemente consigliata, in alcuni casi:

  • Recesso di un socio: la quota va liquidata al valore di mercato, e in caso di disaccordo decide un esperto del Tribunale
  • Conferimento della quota in un'altra società: serve una stima a garanzia del capitale
  • Rivalutazione della quota per fini fiscali: la perizia giurata è obbligatoria
  • Più soci o più eredi: per evitare contestazioni su un prezzo deciso a sensazione

A cosa serve, in concreto

Una valutazione fatta bene serve a due cose pratiche. La prima è fissare un prezzo congruo: un numero difendibile, che protegge il venditore dal svendere e l'acquirente dal pagare troppo, e che regge se il fisco un domani lo guarda.

La seconda è il calcolo della plusvalenza: dal valore di vendita dipende l'imposta del 26% (ne parliamo nelle tasse sulla cessione). E se si valuta la rivalutazione, la perizia è il punto di partenza per decidere se conviene davvero.

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Domande frequenti

No, in una vendita tra privati il prezzo è libero. La perizia serve quando c'è un recesso, un conferimento, una rivalutazione, oppure quando ci sono più soci o eredi e si vuole un valore difendibile per evitare liti.

Dipende dalla società. Il patrimoniale è adatto a chi ha molti beni, il reddituale a chi vale per gli utili, il misto è il più equilibrato e il più usato nella pratica. Il perito sceglie in base al tipo di attività.

Perché il valore reale dipende dal patrimonio e dalla redditività, non dal capitale nominale. Una società con clienti, utili e buona reputazione ha un avviamento che alza il prezzo; una in difficoltà no.

Fonti ufficiali

  1. Codice Civile, art. 2473 (recesso e valore della quota) — Brocardi
  2. Valutazione di aziende e quote con il metodo reddituale — Commercialista Telematico
  3. Codice Civile, art. 2465 (stima dei conferimenti) — Brocardi

Contenuto informativo aggiornato a Giugno 2026. Non sostituisce una consulenza personalizzata: ogni situazione va valutata nel caso concreto.