Tasse sulla cessione di quote SRL: plusvalenza e 26%
Chi vende le quote di una SRL paga le tasse su una cosa sola: il guadagno. Non sull'intero prezzo, ma sulla differenza tra quanto incassa e quanto la quota gli è costata. Su quel guadagno si applica un'imposta del 26%. Sembra semplice, e spesso lo è, ma il calcolo del "costo" nasconde le insidie che fanno pagare più del dovuto. Vediamo i numeri, con un esempio reale.
La plusvalenza: cos'è e come si calcola
Le tasse non si pagano sul prezzo di vendita, ma sulla plusvalenza: il guadagno realizzato. La formula è una sottrazione:
Plusvalenza = prezzo di vendita − costo fiscale della quota − oneri accessori documentati.
Il prezzo di vendita è quanto pattuito con l'acquirente. Il costo fiscale è quanto hai pagato per avere quella quota: il versamento iniziale di capitale, gli aumenti sottoscritti negli anni, l'eventuale sovrapprezzo. Gli oneri accessori sono i costi inerenti alla cessione (per esempio una perizia di valutazione), purché tu li possa documentare.
Se vendi a un prezzo pari o inferiore al costo, non c'è plusvalenza e non c'è imposta. In quel caso si genera una minusvalenza, che a certe condizioni si può compensare con altri guadagni finanziari.
L'imposta sostitutiva del 26%
Sulla plusvalenza il venditore paga un'imposta sostitutiva del 26%. Si chiama "sostitutiva" perché prende il posto dell'IRPEF: quel guadagno non si somma allo stipendio o agli altri redditi e non fa salire l'aliquota su tutto il resto.
Dal 2019 l'aliquota è la stessa per tutte le partecipazioni, qualificate e non qualificate. Prima c'era una distinzione tra grandi e piccole quote; oggi è sparita. Chi vende dichiara la plusvalenza nel quadro RT del modello Redditi e versa il 26% con F24.
Attenzione a un punto che molti confondono: il 26% lo paga chi vende (il cedente), non chi compra. L'acquirente sostiene altre spese, ma non l'imposta sul guadagno.
L'imposta di registro: 200 € fissi
L'atto di cessione va registrato all'Agenzia delle Entrate entro 20 giorni. Qui la buona notizia: l'imposta di registro è fissa, 200 €, e non cambia che la quota valga 5.000 o 500.000 €.
Si aggiungono i bolli (intorno a 15-16 €) e, per il deposito al Registro Imprese, i diritti di segreteria e il bollo camerale. Sono cifre fisse e contenute. Il peso fiscale vero, quando c'è un guadagno, sta nel 26% sulla plusvalenza, non in questi tributi.
Un esempio con i numeri
Marco ha costituito una SRL versando 10.000 € di capitale. Cinque anni dopo vende la sua quota a 60.000 €. Durante la cessione paga una perizia di 800 €, documentata.
Il calcolo è questo:
| Voce | Importo |
|---|---|
| Prezzo di vendita | 60.000 € |
| − Costo fiscale (capitale versato) | 10.000 € |
| − Oneri accessori (perizia) | 800 € |
| = Plusvalenza imponibile | 49.200 € |
| Imposta sostitutiva 26% | 12.792 € |
| Imposta di registro (fissa) | 200 € |
Quote ricevute in successione o donazione: il costo cambia
Se non hai comprato la quota ma l'hai ereditata o ricevuta in donazione, il "costo" da sottrarre segue regole proprie, scritte nell'art. 68 del TUIR. E le due situazioni non sono uguali.
Successione. Si assume come costo il valore dichiarato (o definito) ai fini dell'imposta di successione. In pratica il valore con cui la quota è entrata nella dichiarazione di successione diventa il tuo nuovo costo di partenza. È spesso un vantaggio: il costo si "aggiorna" alla data della morte, e la plusvalenza futura si riduce.
Donazione. Qui no: si eredita il costo del donante. Subentri nella stessa posizione di chi ti ha donato la quota. Se lui l'aveva pagata 10.000 €, il tuo costo resta 10.000 €, anche se al momento della donazione la quota ne valeva 80.000.
Questa differenza pesa molto al momento della vendita. Vale la pena verificarla prima, non dopo aver firmato.
L'alternativa: rivalutare la quota
C'è un modo legale per ridurre o azzerare la plusvalenza futura: la rivalutazione. Si fissa oggi un valore più alto con una perizia giurata e si paga su quel valore un'imposta sostitutiva. Così, alla vendita, il costo di partenza è più alto e il guadagno tassabile si abbassa.
Non è sempre conveniente. Dal 2026 l'aliquota della rivalutazione è salita al 21%, e si applica sull'intero valore della quota, non solo sul guadagno. Conviene solo quando il prezzo di vendita è molto più alto del costo, in pratica oltre circa 5 volte. Abbiamo fatto i conti in dettaglio nell'approfondimento sulla rivalutazione delle quote nel 2026.
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Domande frequenti
Le paga chi vende. Il 26% si applica sulla plusvalenza, cioè sul guadagno del cedente. L'acquirente sostiene altri costi (parte dei diritti, eventuale onorario) ma non l'imposta sul guadagno.
Non paghi l'imposta sostitutiva, perché senza plusvalenza non c'è imponibile. Restano solo l'imposta di registro fissa di 200 € e i piccoli costi di bollo e deposito.
Il valore dichiarato o definito ai fini dell'imposta di successione. È un dato che spesso conviene, perché aggiorna il costo alla data della successione e riduce la plusvalenza futura.
Fonti ufficiali
- Codice (TUIR), art. 68 — plusvalenze e costo per successione/donazione — Brocardi
- Agenzia delle Entrate — Rideterminazione e affrancamento (PDF)
- Codice Civile, art. 2470 (efficacia del trasferimento) — Brocardi
Contenuto informativo aggiornato a Giugno 2026. Non sostituisce una consulenza personalizzata: ogni situazione va valutata nel caso concreto.