Il valore della quota di chi recede: come si calcola
Quando un socio recede, la domanda che fa litigare tutti è una: quanto vale la sua quota? La legge dà una regola precisa, ma lascia spazio alla stima. Capire come si arriva al numero serve sia a chi esce, per non farsi liquidare poco, sia a chi resta, per non pagare troppo.
Il criterio di legge: valore di mercato, non valore di bilancio
L'art. 2473 c.c. è netto: al socio spetta una somma proporzionale al patrimonio della società, stimato al suo valore di mercato nel momento della dichiarazione di recesso.
La parola chiave è valore di mercato. Non si guarda il valore contabile, spesso fermo a numeri vecchi: si guarda quanto valgono davvero, oggi, beni e attività dell'impresa. È qui che entrano avviamento e plusvalori nascosti.
Le tre componenti del valore
Una stima fatta bene mette insieme tre pezzi:
- Patrimonio netto rettificato: si parte dal netto contabile e si aggiornano le poste ai valori reali (immobili, magazzino, crediti, debiti)
- Plusvalori latenti: la differenza tra valore contabile e valore effettivo dei beni, che in bilancio non compare
- Avviamento: il maggior valore legato alla capacità dell'azienda di produrre reddito (clientela, marchio, posizione)
I metodi: patrimoniale e reddituale
Il metodo patrimoniale valuta i singoli elementi dell'attivo e del passivo, rettificandoli ai valori correnti: si arriva così al patrimonio netto rettificato. Nella versione complessa aggiunge i beni immateriali non iscritti (marchi, brevetti, avviamento).
Il metodo reddituale guarda invece alla redditività futura: capitalizza i redditi attesi per stimare quanto l'azienda è capace di generare. Nella prassi delle perizie di recesso si usa spesso un approccio misto, patrimoniale più reddituale, così da far emergere sia il patrimonio sia l'avviamento.
Chi fa la stima e cosa succede se non c'è accordo
In prima battuta il valore lo determinano gli amministratori, di norma con una situazione patrimoniale aggiornata alla data del recesso. Se il socio è d'accordo, la quota si liquida su quel numero.
Se l'accordo manca, decide un esperto nominato dal Tribunale, che redige una relazione giurata (art. 2473 c.c., con rinvio all'art. 1349). La sua stima vincola le parti, salvo errori gravi. Per questo una perizia seria a monte conviene a tutti: riduce il rischio di finire davanti al giudice.
Errori che gonfiano o sgonfiano la cifra
Sul valore si gioca molto, e gli scivoloni sono sempre gli stessi:
- Fermarsi al valore contabile ignorando avviamento e plusvalori: penalizza chi esce
- Sopravvalutare l'avviamento su un'azienda con redditi instabili: penalizza chi resta
- Usare una data sbagliata: conta il momento del recesso, non quello del pagamento
- Trascurare debiti e contenziosi in corso, che abbassano il netto reale
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Domande frequenti
No. La legge impone il valore di mercato del patrimonio al momento del recesso, comprensivo di avviamento e plusvalori che in bilancio non si vedono. Il valore contabile è solo il punto di partenza da rettificare.
Il costo dell'esperto nominato dal giudice ricade in genere sulla società, salvo diversa ripartizione decisa dal Tribunale. È un buon motivo per arrivare a una stima condivisa prima, evitando la nomina.
Sì, quando esistono. Il valore di mercato li include per definizione. Ignorarli è uno degli errori che porta più spesso a contestazioni e perizie giudiziali.
Fonti ufficiali
- Codice Civile, art. 2473 (criterio di liquidazione della quota) — Brocardi
- Recesso del socio di SRL e valutazione della quota — Commercialista Telematico
- Recesso del socio da SRL: profili civilistici e fiscali — Fiscomania
Contenuto informativo aggiornato a Giugno 2026. Non sostituisce una consulenza personalizzata: ogni situazione va valutata nel caso concreto.