Rivalutare le quote o pagare il 26%? Il confronto
Quando vendi una quota hai due strade per il fisco: pagare il 26% sul guadagno, oppure rivalutare prima e pagare il 21% sul valore intero. Quale costa meno? Dipende da quanto è cresciuta la tua quota. C'è una soglia matematica precisa che ti dice subito da che parte stare. Vediamola con i numeri.
Le due alternative a confronto
Senza rivalutazione, alla vendita paghi il 26% sulla plusvalenza, cioè sul prezzo di vendita meno il costo di acquisto. Tassi solo il guadagno.
Con la rivalutazione paghi il 21% sull'intero valore di perizia della quota, ma lo paghi subito. In cambio, alla vendita la plusvalenza si azzera o quasi.
Il punto è che 21% su tutto non è sempre meno di 26% su una parte. Bisogna fare il conto.
La soglia di convenienza: 80,77%
Il pareggio tra le due strade si trova con una divisione semplice: 21 ÷ 26 = 0,8077.
Significa che rivalutare conviene solo quando la plusvalenza supera circa l'80,77% del valore della quota. Detta in altro modo: se vendi a un prezzo molto più alto di quanto hai pagato, rivaluti; se il guadagno è contenuto, paghi il 26% e basta.
Il moltiplicatore: circa 5,2 volte il costo
C'è un altro modo, più immediato, per capirlo. Con l'aliquota al 21% la rivalutazione inizia a convenire quando il valore della quota è almeno 5,2 volte il costo fiscale di partenza.
È utile ricordare che con la vecchia aliquota del 18% questo moltiplicatore era più basso, intorno a 3,25 volte. Il rialzo dell'imposta ha alzato l'asticella: oggi serve una crescita ben più marcata perché lo strumento ripaghi.
Un esempio con i numeri
Prendiamo una quota comprata a 20.000 € che oggi vale 80.000 €. Il valore è 4 volte il costo, sotto la soglia di 5,2. Vediamo i due conti:
| Strada | Calcolo | Imposta |
|---|---|---|
| Rivalutare (21%) | 21% di 80.000 € | 16.800 € |
| Pagare il 26% | 26% di 60.000 € (plusvalenza) | 15.600 € |
Quando conviene e quando no
Nell'esempio sopra rivalutare costerebbe 1.200 € in più: non conviene, perché la quota "solo" quadruplicata non basta. Se invece la stessa quota da 20.000 € valesse oggi 200.000 € (dieci volte il costo), il 21% sarebbe 42.000 € contro i 46.800 € del 26% sulla plusvalenza: lì la rivalutazione fa risparmiare.
In sintesi: rivalutare conviene quando il costo di partenza è molto basso (quote sottoscritte al valore nominale, partecipazioni vecchie) e il valore attuale è alto. Per la guida completa con aliquota e scadenze vedi rivalutazione delle quote 2026.
Due cose da non dimenticare nel conto
Il calcolo va completato con due voci. La prima è il costo della perizia (in genere da 1.500 € in su), che pesa sul confronto e va sommato all'imposta di rivalutazione.
La seconda è la probabilità della vendita. L'imposta di rivalutazione si paga comunque, anche se poi non vendi: senza una cessione realistica all'orizzonte, rischi solo di anticipare denaro al fisco. Per questo prima si simula, poi si decide.
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Domande frequenti
Rivalutare al 21% conviene solo se la plusvalenza supera circa l'80,77% del valore della quota, cioè se il valore attuale è almeno 5,2 volte il costo di acquisto. Sotto quella soglia conviene pagare il 26% sulla plusvalenza.
Guarda il rapporto tra valore attuale e costo. Se la quota vale più di 5,2 volte quanto l'hai pagata, la rivalutazione comincia a convenire. Sotto, di solito no. Poi vanno aggiunti il costo della perizia e la probabilità di vendere.
No, ma l'imposta del 21% si paga comunque sul valore rivalutato. Senza una vendita probabile rischi di immobilizzare denaro senza vantaggio: meglio simulare la convenienza prima di partire.
Fonti ufficiali
- Maggiori costi nel 2026 per cedere azioni e quote societarie — Federnotizie
- Rivalutazione partecipazioni con aliquota al 21% e terreni al 18% — FiscoeTasse
- Rivalutazione partecipazioni 2026: guida, calcolo 21% e scadenze — Fiscomania
Contenuto informativo aggiornato a Giugno 2026. Non sostituisce una consulenza personalizzata: ogni situazione va valutata nel caso concreto.