Dichiarazione di successione 2026: chi deve farla, quando, quanto costa
Quando muore una persona, chi eredita deve dichiarare al fisco cosa ha ricevuto. Si chiama dichiarazione di successione e serve a calcolare le imposte e a intestare correttamente immobili e conti. Si fa tutto online, senza notaio: può occuparsene un commercialista o un CAF. Ecco come funziona, davvero.
Chi deve presentarla (e chi non deve)
Sono tenuti alla dichiarazione gli eredi, i chiamati all'eredità e i legatari. Basta che la presenti uno di loro: vale per tutti.
Si è esonerati solo quando ricorrono insieme tre condizioni: l'eredità va al coniuge e/o a parenti in linea retta, l'attivo non supera 100.000 € e non ci sono immobili. Se manca anche una sola di queste condizioni, la dichiarazione va fatta.
La scadenza: 12 mesi
Il termine è di 12 mesi dalla data di apertura della successione, che di norma coincide con la data del decesso. È il vincolo da segnare subito in agenda, perché il ritardo costa (vedi sotto).
La presentazione è solo telematica: tramite l'area riservata dell'Agenzia delle Entrate, il suo software, oppure affidandosi a un intermediario abilitato (commercialista, CAF, notaio).
Quanto si paga: imposte e franchigie
Se nell'eredità ci sono immobili, si pagano imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%) sul valore catastale, con un minimo di 200 € ciascuna. Con l'agevolazione prima casa scendono a 200 € fisse ciascuna.
L'imposta di successione vera e propria dipende dal grado di parentela e scatta solo oltre la franchigia:
- Coniuge e figli (linea retta): 4%, ma solo sopra 1.000.000 € a testa
- Fratelli e sorelle: 6% sopra 100.000 €
- Altri parenti fino al 4° grado: 6%, nessuna franchigia
- Tutti gli altri: 8%, nessuna franchigia
Novità dal 2025: l'autoliquidazione
Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 l'imposta non la calcola più l'ufficio: la autoliquidi tu (o chi presenta per te) in base ai dati della dichiarazione.
Il versamento avviene con F24 entro 90 giorni dal termine di presentazione, ed è rateizzabile.
Le volture catastali
Gli immobili vanno reintestati agli eredi al Catasto. La voltura si chiede di solito insieme alla dichiarazione (è automatica): un passaggio in meno e nessuna pratica separata da ricordare.
Ritardi ed errori: cosa si rischia
La dichiarazione omessa costa il 120% dell'imposta dovuta; se il ritardo è entro 30 giorni si scende al 45%. La dichiarazione infedele (dati sbagliati che incidono) costa l'80% della differenza.
Per i ritardi c'è il ravvedimento operoso, che riduce molto le sanzioni se ci si muove spontaneamente. Meglio sistemare prima che arrivi l'Agenzia.
I documenti da preparare
- Documento e codice fiscale del defunto e di tutti gli eredi
- Certificato di morte (o autocertificazione) e stato di famiglia storico
- Testamento, se esiste, con verbale di pubblicazione
- Atti di provenienza degli immobili (rogito, donazione, precedente successione)
- Visure e rendite catastali aggiornate di immobili e terreni
- Dichiarazione della banca con i saldi alla data del decesso
- Passività deducibili: spese funebri, mutui, debiti documentati
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Domande frequenti
No. La dichiarazione è una pratica fiscale telematica che può essere gestita da un commercialista o da un CAF. Il notaio serve solo per atti specifici (es. la pubblicazione di un testamento olografo).
I tributi dipendono dall'eredità. Per il servizio professionale il mercato parte da circa 250 € per i casi semplici (soli beni mobili) e cresce con il numero di eredi, immobili e passività. Da noi il prezzo è sempre chiaro prima di iniziare.
Per le successioni dal 2025 si autoliquida e si versa con F24 entro 90 giorni dal termine di presentazione, con possibilità di rateizzare.
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate — Dichiarazione di successione: come e quando
- Agenzia delle Entrate — Imposta di successione: aliquote e franchigie
- Agenzia delle Entrate — Come pagare le imposte
Contenuto informativo aggiornato a Giugno 2026. Non sostituisce una consulenza personalizzata: ogni situazione va valutata nel caso concreto.